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La nostra isola: “Un po’ di storia”

16 Dicembre 2009

Benché antichissima la Sardegna è stata l’ultima terra italiana ad essere abitata sia a causa del suo  isolamento e sia per le coste troppo alte e impraticabili . 

Sui primi abitanti si tramandano numerose leggende collegate alla civiltà africana SARDUS, Spagnola  (Norace )e greca (Jolao) i primi resti che dimostrano la presenza umana ( UOMO DI NEANDERTHAL )in Sardegna sono stati trovati a Dorgali

Paleolitico: i primi uomini
I primi uomini giunsero in Sardegna da una terra vicina: dall’Africa, dalla Penisola italiana o dalla Penisola iberica. Le tracce più antiche lasciate dall’uomo nell’isola sono costituite dagli strumenti di pietra scheggiata ritrovati a Perfugas (SS), risalenti al Paleolitico inferiore, 500000- 100000 a. C e da quelli ritrovati ad Oliena (NU), presso la grotta Corbeddu, risalenti al Paleolitico superiore 35000-

Il Neolitico
Nei primi due millenni del Neolitico (6000-2700 a.C.) l’isola iniziò ad essere abitata stabilmente e diffusamente. I primi resti sono stati scoperti in un riparo sotto la roccia nell’ isolotto di S. Stefano ( tra la Maddalena e Caprera ), nell’isola di Tavolara presso il golfo di Olbia e nella cosiddetta Grotta del Volpe ad Alghero, nella quale sono stati ritrovati una quarantina di scheletri e rinvenuti oggetti quali utensili in pietra e di ossidiana , avanzi di pasti come pesci molluschi e lepri selvatiche .

Altre importanti tracce sono state rinvenute nella grotta di S. Elia a Cagliari , Monte Maiore,  a Monte Albo, a Monte Arci un antico vulcano spento. Intorno a questa località si svolse un’intensa attività di estrazione  e di lavorazione dell’ossidiana una roccia vulcanica dura e resistente ; presso il Monte Arci infatti sono stati individuati quattro giacimenti e dieci centri di raccolta.   I Neolitici sardi  fabbricarono con la tecnica del raschiatoio armi e utensili come coltelli , punte di freccia o di lancia , vivevano in piccole comunità lunghe le coste,  spesso in lotta fra loro e abitavano in grotte e ripari sotto la roccia, luoghi che utilizzavano anche per dare sepoltura ai loro morti. Questi uomini si cibavano dei molluschi che trovavano abbondantemente lungo le coste e di piccoli animali come il prolagus, una specie di grosso topo oggi estinto.

Costruivano e adoperavano vasi di ceramica e spesso li decoravano premendo, sull’argilla ancora fresca, con il bordo di una conchiglia della specie cardium: per questo motivo la ceramica di quel periodo è chiamata "cardiale".

 

VASO IN CERAMICA CARDIALE


Questi uomini dovevano avere una profonda religiosità: le statuette femminili in basalto testimoniano il radicamento del culto della Dea Madre,

cioè una visione della natura come madre dispensatrice di vita.

La Cultura di Bonu Ighinu
Nel Neolitico medio (4000-3500 a.C.) fiorisce la cultura di Bonu Ighinu che prende il nome dalla grotta nel sassarese dove, per la prima volta, ne furono rinvenute le tracce.
Gli uomini di Bonu Ighinu sapevano coltivare il grano e addomesticavano gli animali. Vivevano ancora in grotta, ma furono anche i primi Sardi a vivere in villaggi di capanne producevano vasi in ceramica e praticavano anch’essi  il culto della Dea Madre, infatti sono state rinvenute statuette femminili dalle forme obese rappresentanti la natura realizzate in pietra argilla e osso
In questo periodo i defunti iniziarono ad essere sepolti nelle grotticelle artificiali, tanto frequenti in Sardegna, chiamate in sardo domus de janas (It. case delle fate).
 La Cultura di Ozieri

Intorno al 3500 a.C. si diffuse la  Cultura di Ozieri, la prima grande cultura sarda. Durante gli scavi sono stati rinvenuti di quel periodo : vasi come la pisside e il tripode, finemente decorati con motivi incisi o impressi sull’argilla e spesso colorati con ocra rossa o pasta bianca. Gli uomini della cultura di Ozieri vivevano nei villaggi: costruivano le loro case con un muro di pietra, alla base, sul quale poggiava una struttura di legno e di frasche.

La materia usata per fabbricare le punte di freccia, le lame e le accette era sempre la pietra, ossidiana, selce,

che gli uomini di Ozieri avevano imparato a lavorare abilmente .
 
Le sepolture

I loro sepolcri, disseminati un po’ dovunque nell’isola, sono di tre tipi: i sepolcri ipogeici, quelli megalitici e le sepolture a circolo.

 

Le domus de janas ( casa delle fate)
I sepolcri ipogeici, chiamati in sardo domus de janas ( It. case delle fate), sono più di mille, diffusi su tutto il territorio: si tratta di vere e proprie grotte artificiali scavate nella roccia, sembrano APPARTAMENTI  SOTTERRANEI dotati di ingressi e camere principali  e brevi corridoi e camere secondarie utilizzate come tombe collettive.. Si trovano isolate, ma spesso sono riunite in necropoli come quella di S. Andrea Priu, nei dintorni di Bonorva (SS), di Anghelu Rujiu (2200- 2000°.C. ) , presso Alghero (SS), di Pani Loriga, presso Santadi (CA).

 

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  1. .m.elisa
    18 Dicembre 2009 a 10:49 | #1

    Ciao Marta e Giada la vostra cultura è senz’altro interessante come la nostra..anzi voi avete una storia molto più ricca della nostra..però tutte le culture sono belle e interessanti perchè raccontano la storia delle nostre radici…

    un bacione

  2. 18 Dicembre 2009 a 9:57 | #2

    Ciao bambini di Villacidro,

    wow,è veramente affascinante quello che avete messo sul blog.Noi la nostra cultura e forse la nostra storia ve la presenteremo con il calendario 2010.

    Baci & abbracci ;-) da Giada e Marta.

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